Un grazie e un arrivederci


Il saluto conclusivo del Gruppo Nazionale

 

 

Quando mi è stato chiesto di essere la voce con la quale si chiude il XX Convegno del Gruppo Nazionale Nidi Infanzia, dopo un umano momento di smarrimento e un successivo desiderio di fuga, ho pensato a quale potesse essere il valore della mia presenza in questa occasione ed in questo ruolo.

Credo che uno degli elementi che contraddistinguono attualmente il mondo dei servizi sia la presenza di generazioni diverse e di soggetti diversi che sono coinvolti nella vita dei servizi.

Già questo è un elemento che ritrovo fortemente nella mia esperienza.

Ormai da qualche tempo mi trovo a lavorare insieme a maestri, “sorelle e fratelli” maggiori e ad accogliere ed accompagnare educatori con una formazione iniziale spesso molto alta, una grande motivazione, ma anche con storie professionali tutte da costruire.

Questo è un valore importante del nostro Gruppo: che le generazioni di educatori e di insegnanti non lavorino solamente fianco a fianco ma anche in contesti nei quali siano veramente possibile un dialogo e uno scambio reali fra le persone e fra le esperienze.

Ho avuto il privilegio di lavorare in contatto e anche all’interno di alcune delle esperienze pubbliche comunali più rappresentative della migliore tradizione pedagogica italiana.

Ma ho cominciato nel mondo della cooperazione sociale e sento come un privilegio ancora maggiore quello di aver avuto l’opportunità di integrare nella mia esperienza personale realtà sia pubbliche che private di qualità che voglio pensare come un valore e una risorsa straordinaria della cultura pedagogica del nostro Paese.

Ma questa prospettiva del dialogo non vale solo a proposito del rapporto fra pubblico e privato perché credo sia la stessa prospettiva che deve animare il nostro sguardo sullo 0/6.

È naturale che un’associazione come la nostra, che pure ha la sua identità più profonda che coincide con l’esperienza sviluppata nei nidi e nelle scuole dell’infanzia comunali, si apra al dialogo con tutti quelli che sono oggi protagonisti dello sviluppo di esperienze educative di qualità nel sistema integrato dei servizi.

Vorrei a questo punto anche riflettere sul fatto che abbiamo cominciato a scoprire i bambini quando le pratiche educative sono state capaci di intrecciarsi con la ricerca e credo che questa relazione – lo dico anche pensando alla mia attuale esperienza professionale – sia una relazione che dobbiamo coltivare per farla essere un tratto caratteristico e una pratica quotidiana della nostra professionalità educativa.

Questi elementi

  • l’intergenerazionalità, (su cui il Gruppo sta investendo molto aprendo all’attenzione nei confronti delle nuove generazioni)

  • il rapporto fra pubblico e privato,

  • la prospettiva del sistema integrato 0/6,

  • la relazione fra lavoro educativo e ricerca,

  • e il tema della professionalità educativa,

costruiscono, nel loro insieme, quel quadro di complessità che abbiamo il compito di abitare in modo positivo e costruttivo, anche quando questi elementi di complessità fanno diventare il gioco un gioco duro da giocare e rischiano di aprirsi varchi per sensazioni di disagio e frustrazione.

Sappiamo bene che “quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare” e noi abbiamo ben chiaro quale sia il gioco, comprese alcune priorità emerse nell’assemblea di venerdì scorso che il gruppo manterrà alla sua attenzione, come il tema della formazione di base e il tema dei coordinamenti territoriali o di sistema.

Credo sia importante – da questo punto di vista – rimettere in campo l’idea che abbiamo bisogno di una rete, ma vorrei soprattutto dire che Gruppo Nazionale Nidi Infanzia può essere la rete e lo vorrei dire non solamente in un momento così forte e importante come quello che stiamo condividendo in questi giorni a Milano.

Lo dico anche come rappresentante di uno dei Gruppi Territoriali (e dall’accento sarà facile capire quale…):

la rete funziona bene se riesce ad essere rete anche sul territorio e nei territori, nelle situazioni in cui il rischio dell’isolamento può diventare anche sconforto e perdita di identità e di energia.

C’è infine un interlocutore necessario col quale credo dobbiamo confrontarci facendo valere la forza ed il valore del nostro fare ed essere rete.

Dobbiamo ricordare alla politica che cosa significa sostenere un’idea di educazione di qualità per i bambini da 0 a 6 anni, come dichiara anche il documento che è stato presentato nell’assemblea dell’altro ieri e che da domani sarà disponibile nei diversi territori come strumento di discussione e di riflessione. sostenere un’idea di educazione di qualità per i bambini da 0 a 6 anni non significa solo riconoscere i molti ruoli strategici, le “utilità” dei servizi per l’infanzia come ci dicono anche molti documenti e orientamenti europei. Ovvero pensare ai servizi per sostenere l’occupazione femminile e la conciliazione tempi di vita e di lavoro oppure nell’ottica della prevenzione del disagio sociale e della povertà o del miglioramento delle prestazioni scolastiche.

Questi sono elementi sicuramente importanti, ma che lasciano sullo sfondo il diritto dei bambini ad essere considerati persone adesso e non domani.

Dobbiamo essere in grado di dare voce al loro essere “qui ed ora”, mettendo al centro la loro identità ed i loro interessi, perseguendo il loro diritto a fare esperienza di contesti di benessere ricchi di opportunità e di qualità proprio negli anni centrali della costruzione della loro identità personale, del loro sviluppo, della loro crescita e del loro apprendimento.

Cosa c’entra con tutto questo il curriculum?

Credo che questo c’entri molto anche col tema del curriculum nel momento in cui lo pensiamo come una trama, una narrazione e una storia da costruire e non come un percorso segnato in anticipo.

Voglio pensare che questo rappresenti il senso del cammino del nostro Gruppo Nazionale Nidi Infanzia.

Del cammino che abbiamo fatto finora,

di quello che stiamo facendo oggi a Milano

e di quello che dobbiamo fare a partire da domani

TUTTI INSIEME

Barbara Pagni